Nel 1831, il Palazzo Albani fu fatto erigere come dimora del Cardinale Albani. Oggi è il nuovo passo verso l’integrazione tra la memoria storica Urbinate e le necessità delle Attività produttive locali.

Cenni storici sull’Amministrazione del Patrimonio del “Collegio Raffaello” e del “Legato Albani” della Città di Urbino

L’Amministrazione del “Collegio Raffaello” e del  “Legato Albani”  nasce e assume il ruolo di Ente Morale con propria personalità giuridica intorno al 1875, anche se per diversi anni a seguire l’Istituzione ebbe un ruolo marginale nella gestione economica del Collegio e del suo Patrimonio a cui doveva soprintendere e per il quale scopo era stata istituita, fino all’indomani della secolarizzazione del Collegio avvenuta nel 1884. La gestione anche sotto l’aspetto economico rimase sempre affidata ai padri delle Scuole Pie di Urbino.

La finalità, perseguita dal Comune nell’erezione in Corpo Morale del “Collegio Convitto Raffaello”, era quella di delegare ad una commissione composta da cinque cittadini eletti dal Consiglio Comunale, la facoltà di legiferare intorno all’andamento economico e morale del Collegio, allo scopo di adottare le misure più idonee per ridurre la vistosa spesa che comportava il mantenimento del Collegio stesso.

Ogni anno il Comune era costretto a coprire il disavanzo che presentava il bilancio dell’intero stabilimento nonostante il sussidio annuale che elargiva per il mantenimento delle scuole annesse al Collegio e le rette dei convittori oltre i proventi dell’affitto dei fondi rustici e urbani.

La sostanziale trasformazione dello stabilimento, aveva come garanzia la stessa Istituzione del Collegio in “Corpo Morale”, perché in questo caso, se l’amministrazione autonoma avesse contratto debiti, non sarebbero pesati sulle finanze del Comune, ma avrebbero colpito i beni dello stabilimento stesso.

Dal momento che i beni dell’Istituto erano di proprietà comunale, il Comune avrebbe comunque subito le conseguenze, positive e negative. Onde evitare questa eventualità, la commissione  nominata dal Consiglio, sarebbe stata, essa stessa, responsabile del buon andamento amministrativo dello stabilimento, nonché del rispetto  del Bilancio e non avrebbe potuto impegnare i beni patrimoniali.    Se si fossero presentati casi e bisogni straordinari, la regola prevedeva la consultazione del Consiglio Comunale, il quale, esaminata la situazione finanziaria, avrebbe deliberato i provvedimenti necessari.”

“La secolarizzazione portò alle dimissioni di tutto il corpo docente del Collegio Convitto Raffaello, costituito in maggioranza dai padri Scolopi, e cambiò l’iter didattico seguito sino allora, dal momento che non si trattava più di una scuola religiosa.”

Sul piano amministrativo la secolarizzazione del Collegio, modificò anche l’apparato amministrativo dell’istituzione. La commissione amministrativa iniziò ad assumere maggior peso non solo nelle questioni di carattere economico, ma anche nelle scelte più propriamente riguardanti la Scuola e il Collegio, oltre che nella gestione amministrativa del Patrimonio, dove aveva pieno potere deliberante. Solo per le questioni più rilevanti doveva e deve tuttora essere autorizzata dal Consiglio Comunale.

Attualmente L’Ente “Legato Albani” continua ad amministrare i due palazzi, il “CollegioRaffaello”e il “Palazzo Nuovo”, mentre il Patrimonio fondiario, è stato con il tempo smantellato e i proventi utilizzati per restaurare i due edifici. Anche la struttura del Collegio non è più la sede del “Convitto Raffaello”, ma secondo le disposizioni testamentarie di Clemente XI, continua ad ospitare alcune istituzioni educative e diversi istituti universitari accanto al Museo e al Gabinetto di Fisica.

Il Palazzo Nuovo Albani

Il Palazzo Nuovo sorge dirimpetto al palazzo del Collegio Raffaello, occupa l’intero lato occidentale di Piazza della Repubblica (denominata anticamente piazza Pian di Mercato), l’angolo discendente di via Cesare Battisti (Valbona) e il tratto iniziale del portico di Corso Garibaldi.

Il Palazzo fu fatto erigere nel 1826 dal Cardinale Giuseppe Albani che, dopo diversi anni di assenza per i suoi diversi incarichi presso il Papa Pio VIII, rientra in Urbino il 27 Agosto 1831, in veste di Legato della Legazione di Pesaro e Urbino e commissario straordinario delle Legazioni di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì.

Per far posto al nuovo edificio furono demoliti il trecentesco ospedale di Santa Maria della Misericordia (1333), gli Oratori di Sant’Antonio Abbate (1400) e dei Sette Dormienti (1620), questo intervento radicale trasformò completamente la fisionomia della piazza, palesando quelli che erano le intenzioni della comunità di Urbino in quegli anni, il decoro e la comodità, in linea con le tendenze dell’architettura d’avanguardia dell’epoca.”

L’edificio, la cui costruzione si protrasse fino a dopo la morte del cardinale avvenuta nel 1834, segnava la continuità con la sua ala di portico verso la strada nuova, costruita per condurre agevolmente le carrozze provenienti da Pesaro e da Fano direttamente in Piazza Pian di Mercato. Questa nuova strada urbana divenne l’occasione per riprogettare tutta la parte centrale di Urbino, all’estremità dell’elegante portico fu costruito un teatro (l’attuale Teatro Sanzio) al di sopra della rinascimentale rampa elicoidale opera di Francesco di Giorgio Martini. 

La città all’inizio dell’Ottocento fu sottoposta a profondi mutamenti, in conformità a quelli che erano i suggerimenti “illuminati”, per ragioni di arredo e funzionalità urbana, quali potevano essere quelli degli Albani. E’ pur vero che furono sacrificate, nel caso del Palazzo Nuovo, antiche testimonianze architettoniche romanico-gotiche.

Gli artefici di questo ammodernamento furono Vincenzo e Pietro Ghinelli. Il secondo probabilmente stese il progetto del Palazzo Nuovo, la cui definitiva realizzazione avvenne tra il 1847 e il 1851 sotto la direzione di Vincenzo Ghinelli, nipote di Pietro.

Il Palazzo è nelle sue vestigia interne un tipico esempio del superamento del rigore neoclassico per un più libero linguaggio espressivo, esempio ne è il cortile interno, impresa innovativa favorita dall’uso di materiali poveri come il mattone a vista e il cotto tagliato e sagomato per delineare cornici e ornamentazioni. Essendo il frutto della collaborazione di due mani, la connotazione stilistica più tradizionale è invece espressa dalla severità classicheggiante del compatto prospetto esterno, scandito dalle finestre edicolate del piano nobile e alleggerito dal portico a solide colonne doriche che si interrompe nel tratto centrale per dar posto al solenne ingresso a fornice.

Dal momento che i lavori del palazzo andarono ben oltre la morte del cardinale Albani, per disposizione testamentaria, gli eredi dovettero sostenere l’intera spesa e assegnarono l’eredità del palazzo alla comunità di Urbino, a favore del Collegio Raffaello perché vi fossero ospitati gratuitamente alcuni convittori.

Al riguardo nacquero delle complicazioni e mentre la prima parte della disposizione fu rispettata, la consegna al Gonfaloniere di Urbino fu contestata e fu eseguita soltanto nel 1846, per intervento di Pio IX. Da allora il palazzo condivise le sorti del Collegio Raffaello.

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